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CARCERARIA

di Piero Faiella

 
 
20150226
 

CARCERARIA

 
Pietro Faiella
 
Dramma suddiviso in 9 scene
 
La vicenda, ambientata in un carcere, propone un’ interessante riflessione sul rapporto  tra libertà e prigionia, tra integrità morale e corruzione che riguarda non solo i detenuti ma tutti coloro che vivono nella casa di pena...
 
 
Vincitore del Premio Calcante 2012
NUMERO COMPLESSIVO DI PERSONAGGI

Cinque e 1 voce detenuto

 
NUMERO DI COMPARSE / FIGURANTI

Nessuna

TIPOLOGIA PERSONAGGI

G1: guardia 20 anni
G2: guardia graduata 38 anni
G3: guardia 29 anni
D: direttore (donna)
M: medico
C: voce del detenuto

 
 
SINTESI DEL TESTO

La vicenda, ambientata in un carcere, propone un’ interessante riflessione sul rapporto  tra libertà e prigionia, tra integrità morale e corruzione che riguarda non solo i detenuti ma tutti coloro che vivono nella casa di pena: le guardie, i medici che vi prestano servizio, il direttore, in questo caso una donna.

I dialoghi serrati mettono il luce la durezza delle situazioni vissute, la disperazione e la perdita di senso che intaccano anche chi  non sconta alcuna pena ma che si rivela, alla fine, ugualmente colpevole,attraverso un drammatico scambio di ruoli.

La riflessione si allarga metaforicamente alla società nel suo complesso.

 
VALUTAZIONE

Testo interessante per la vicenda narrata e per la caratterizzazione dei personaggi di cui si mette in evidenza la solitudine e la sofferenza esistenziale acuita dalla condizione di isolamento del carcere.

Pietro Faiella scrive un testo di forte impatto allegorico:  Carceraria è un luogo che diventa modo di vivere, dove all'interno, trame oscure agiscono trasformando i carnefici in vittime e dove la fuga è vista anche come atto di rinuncia. Dietro l'angolo sembra esserci l'ombra di Kafka, anche in questo testo sembra trapelare l'incomprensione verso le regole,  la legge e la frustrazione che ne nasce  come nel Castello. Una messa in scena efficace non potrà trascurare la caratterizzazione linguistica e nello stesso tempo  insistere simbolicamente sulla dimensione chiusa, opprimente e avvilente, dell’universo carcerario.