Amici della Prosa

Le recensioni degli spettacoli della giuria giovani, composta dagli studenti degli Istituti Superiori della città.

 

Recensione "Stravaganza"

Lo spettacolo tocca temi delicati, quali la pazzia e il trattamento dei malati all'interno dei manicomi durante gli anni '70, questi infatti dopo anni di trattamenti lesivi per la loro psiche e il loro corpo, vengono improvvisamente liberati il 13 maggio 1978 e devono interfacciarsi con una società a cui sono ormai estranei .

I 5 personaggi, segnati da passati profondamente diversi , si ritrovano nella stessa casa di cura e costituiscono una sorta di stramba famiglia, fino al momento della loro "liberazione", ritornati nelle proprie famiglie ognuno di questi viene deriso, maltrattato o semplicemente escluso e perciò ognuno di questi si trova costretto a ritornare al manicomio, ormai abbandonato. Lo spettacolo si chiude con i malati che decidono di andare a vivere insieme.

Nonostante il velo ironico , lo spettacolo lascia con l'amaro in bocca: i pazzi non ottengono un lieto fine, ma piuttosto esclusi dalla società, ritornano alla stessa situazione iniziale, la libertà conquistata è solo apparente perché la loro condizione crea delle catene da cui non possono essere liberati. Ciò viene rappresentato proprio dalla scenografia: infatti la struttura del manicomio sullo sfondo non viene mai cambiata.

Ciò che ci è piaciuto è stata la semplicità e il modo conciso e chiaro con cui è stato affrontato un tema così profondo, nonostante infatti questi avvenimenti possano sembrarci ormai lontani sono attuali, e questo spettacolo è perfetto per sensibilizzare sulla malattia mentale e sull'inclusione di coloro che possono sembrarci diversi. Nonostante ciò, alcune scelte stilistiche non ci sono sembrate corrette al contesto.

Anna Iolanda Rizzi
Andrea Zagaria

 

 

“Stravaganza” è la storia di cinque malati di mente internati in manicomio e delle loro disavventure in seguito all’approvazione della legge Basaglia e alla chiusura del manicomio stesso, ancora rifiutati dalla società.

Spettacolo estremamente educativo, capace di farci entrare in un mondo narrato dal punto di vista dei cosiddetti pazzi, facendoci capire appieno le difficoltà di coloro che vengono considerati diversi.

La scenografia scarna lascia spazio all’immaginazione dello spettatore, permettendogli un’immersione totale nella storia; il comportamento dei malati di mente è reso bene dalla capacità degli attori.

Alida Rocchi

 

 

Stavaganza. Termine che deriva dal latino extravangs, letteralmente "vagare fuori". Vocabolo che descrive perfettamente lo spettacolo che già dall'inizio si prospetta diverso dagli altri, fuori dal comune. Anche la premessa cattura immediatamente l'attenzione del pubblico e permette sin da subito di immergsi nell'atmosfera. L'inizio è di impatto grazie alla musica, ai costumi e alla scenografia che fanno comprendere la trama anche senza parole. Il primo atto si svolge nel manicomio: i protagonisti raccontano la loro vita li dentro e, avendo appreso la notizia della chiusura della clinica, immaginano come possa essere vivere fuori. 

Nel secondo atto, dunque, tutti i protagonisti prendono strade diverse e tornano dalle loro famiglie, dove però si troveranno fuori luogo. 

Successivamente si riuniranno per vivere insieme. 

Lo spettacolo suscita una serie di emozioni diverse. Riesce a far riflettere su tematiche importanti nonostante i toni scherzosi utilizzati dagli attori. Sebbene, infatti, i manicomi siano stati chiusi ormai molti anni fa, lo spettacolo rimane molto attuale. I matti, gli stravaganti, le persone che la pensano diversamente, tuttora sono oggetto di discriminazioni e anziché tentare di comprenderli spesso li si giudica senza conoscere. Tra normalità e follia c'è un confine molto labile.

Martina Palucci

 

 

Lo spettacolo stravaganza è ambientato in un manicomio. La prima parte dello spettacolo inizia subito  con un dialogo tra due uomini dopodiché arrivano anche gli altri personaggi, i protagonisti sono cinque. Una ragazza annuncia agli altri che verrano chiusi i manicomi. Dopo questo i personaggi iniziano a parlare delle loro esperienze dentro al manicomio  e parlano anche delle loro speranze per quando usciranno.

Nella seconda parte dello spettacolo invece si presentano i familiari di ogni personaggio e spiegano le ragioni per le quali hanno deciso di mandarli in manicomio. Una volta chiuso il manicomio i protagonisti tornano a casa ma non vengono accolti nel migliore dei modi, i rapporti con i loro familiari sono cambiati, non vengono capiti e non vengono aiutati a ritornare alla loro vita ma vengono cacciati di casa.  Tutti e cinque si ritrovano di nuovo insieme nel manicomio che ormai è stato abbandonato. 

Decidono di andare a vivere insieme in una casa felici di poter vivere finalmente liberi senza dover subire tutte le torture e la vita del manicomio. Lo spettacolo è stato molto interessante, gli attori sono stati veramente bravi ad immedesimarsi nei personaggi e a far capire a pieno le emozioni dei personaggi.

Viola Reali

Pubblicato in Oh My Gad
0 commento